Sogetsu

La Scuola Sogetsu (letteralmente “Erba e Luna”) venne fondata nel 1927 da Sofu Teshigahara (1900- 1979), artista interessato al mondo moderno e fortemente influenzato dall’apertura delle frontiere del Giappone (Restaurazione Meiji 1868). Egli “tolse” l’ikebana dalla sua posizione abituale: il tokonoma. Utilizzando nuovi materiali e tecniche innovative affermò che: l’ikebana può essere fatto da tutti in ogni momento, in qualsiasi luogo con qualsiasi materiale. L’ikebana Sogetsu è composto da linee, colore e massa e da qui si dispiega la possibilità di una creatività infinita.

Sofu fu considerato un grande artista al pari dei suoi amici Picasso e Dalì e insignito di onorificenze tanto in Giappone quanto all’estero, innovatore in assoluto insegnò ikebana anche attraverso media quali la radio.

Alla sua morte sua figlia Kasumi (1932 – 1980) gli successe alla direzione della Scuola e caratterizzò il suo breve mandato introducendo nell’ikebana il materiale dipinto e gli ikebana in miniatura.
Il terzo Iemoto della scuola fu l’altro figlio di Sofu Hiroshi (1927 – 2001). Artista poliedrico (nel 1964 con il suo film “Suna no Onna” vinse il Premio Speciale della Giuria a Cannes, il 1995 creò una scenografia per l’opera Turandot a Lione e l’anno successivo a Ginevra) era un rinomato ceramista, ideò grandi installazioni in bambù come quello per il Museo di Arte Contemporanea a Seoul (1989), a Palazzo Reale a Milano (1995) o al Kennedy Centre di New York (1996). Venne nominato “Tesoro Nazionale Vivente”. Hiroshi come il padre è sempre stato molto interessato agli sviluppi dell’arte moderna occidentale.

Nel 2001, alla morte di suo padre, alla guida della Scuola venne nominata Akane che introdusse l’insegnamento dell’ikebana anche presso i bambini.

Akane ha da sempre creato grandi installazioni al fine di portare definitivamente l’ikebana fuori dal concetto di arte per pochi iniziati e innalzarla ad una più grande platea.

Per la Sogetsu l’ikebana è un’arte tridimensionale che si svolge nello spazio.

A tradizionali ikebana quali le varie tipologie di moribana e nageire o all’ukibana (questo di ispirazione agli omaggi floreali buddisti) e allo shikibana si affiancheranno ikebana realizzati per integrarsi naturalmente in sale museali vicino a quadri, sculture a 360° dove anche materiali non convenzionali di qualsiasi genere divengono parte integrante del materiale vegetale e non un corpo estraneo. Ikebana da sempre di avanguardia quelli della Sogetsu sono caratterizzati per la loro scenograficità, lo studio di forme, luce, linee e colori proiettando quest’arte verso il futuro senza dimenticare il passato facendo sì che l’artista non sia obbligato a forme prestabilite, ma sappia dipingere, scolpire, modellare usando tutto il materiale vegetale e non che la sua fantasia gli suggerisca.

Il programma di insegnamento della scuola, ideato per facilitare l’apprendimento e l’insegnamento dell’ikebana si chiama Kakeiho e prevede due corsi di Moribana e Nageire per comprendere le dimensioni e lo spazio e durante i quali si affronta sporadicamente lo stile libero e due corsi di stile libero concentrato su temi quali massa, linea e colore al fine di sviluppare l’artista che è in noi. Successivamente per chi desidera diventare maestro vi è un periodo di studio nel quale si rivede con altri occhi tutto quello che si è studiato negli anni precedenti.

L’ikebana Sogetsu può essere posizionata ovunque dagli ambienti della casa, ai grandi magazzini, alle hall di alberghi, vetrine o altri spazi espositivi pubblici al fine di colorare il mondo moderno e apportarvi una nota di creatività artistica (a tal proposito si parla di Flowork ovvero fiore e lavoro).

Il testo “Kadensho” scritto da Sofu Teshigahara contiene i principi base della scuola Sogetsu.

Installazione ai giardini botanici di Denver realizzata da Tetsunori Kawana: uno dei migliori rappresentanti della scuola Sogetsu © Courtney Drake-McDonough

Installazione ai giardini botanici di Denver realizzata da Tetsunori Kawana: uno dei migliori rappresentanti della scuola Sogetsu
© Courtney Drake-McDonough

Testo di Luca Ramacciotti e Lucio Farinelli

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